Il Tornado ha cambiato direttore

Il numero 734, del 15 febbraio, era ancora firmato da Mauro Mazzocco.

Il numero 735, del 12 marzo, dello sprintoso quindicinale bellunese, vede il subentro come direttore responsabile di Cesare Turra, laureato in giurisprudenza all’università di Padova con master in mediazione dei conflitti, un secondo master universitario in Design dell’offerta turistica, e infine una grande passione per il giornalismo.

Un passaggio di consegne che era stato già preannunciato, e che prelude ad altre novità sul fronte dell’editore, che non dovrebbe più essere la Pro Loco di Fener.

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40 anni di Tornado

Riprendiamo le parole scritte sul numero 728 del Tornado (periodico quindicinale di attualità dei comuni di Alano di Piave, Quero Vas e Segusino), in occasione del raggiungimento dei 40 anni di pubblicazioni

La foto di copertina, scattata da Mauro Mazzocco, ritrae la gloriosa OLIVETTI M40 con la quale, nell’ormai lontano settembre del 1979, venivano “battuti” i primissimi articoli del Tornado, giunto ora al ragguardevole traguardo dei 40 anni di attività. La macchina da scrivere in questione (che fa ancora bella mostra di sé nella nostra redazione), unitamente al ciclostile, all’incisore elettronico e … ai trasferibili per i titoli, è stata ovviamente sostituita dalle nuove tecnologie (i computer e le fotocamere digitali per la composizione delle pagine e per l’impaginazione, cui provvediamo personalmente; i macchinari all’avanguardia della tipografia DBS di Rasai per la stampa). Quel che, a quarant’anni di distanza, è rimasto inalterato sono la passione e la dedizione che mettiamo nel fare il giornale (con tutti i nostri limiti, di tempo e di capacità), passione e dedizione che vanno di pari passo con l’affetto e l’incoraggiamento dei moltissimi lettori del Tornado, che sono la nostra forza e a cui va il nostro sentito ringraziamento in occasione di questo importante anniversario.

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Cosa sono gli s’cios?


Al via in questi giorni, a Quero, provincia di Belluno, l’edizione numero 40 della Sagra degli S’cios.
Ne dà notizia Il Tornado, il bel quindicinale edito dalla Pro Loco di Fener, e diffuso nei comuni di Alano di Piave, Quero Vas e Segusino.
Ma cosa sono questi s’cios? Penso che, al di fuori di queste valli, quel termine dialettale sia completamente sconosciuto. Ma se guardiamo la locandina, la curiosità viene subito soddisfatta: gli s’cios sono le lumache, o chiocciole che dir si voglia.
Dal sito della Pro Loco di Quero ecco alcune notizie sull’uso alimentare delle lumache.

Lo S’cios… ovverossia La lumaca….in cucina!

La lumaca (in italiano toscaneggiante “chiocciola”) raggiunge la velocità massima di 4 metri al minuto, ma la sua luccicante traccia segue l’evoluzione dell’uomo fin dalla scoperta del fuoco in poi. È invero improbabile che fosse molto appetibile cruda!
Esse era apprezzate dai Greci e dai Romani; nel trattato di cucina di Apicio, che spurgava le lumache nel latte per diversi giorni prima della cottura, fino a quando si erano gonfiate tanto da non poter rientrare nel guscio, si trovano quattro ricette dedicate alle lumache che egli friggeva ed arrostiva servendole con varie salse
Nel medioevo ebbero la loro importanza perché considerate un cibo “di magro”, ma è indubbio che in tutti i tempi esse sono rimaste un cibo apprezzato dai contadini.
All’inizio dell’Ottocento esse rientrano nella cucina francese come prelibatezze e la ricetta della lumaca alla bourguignonne è già diffusa nel 1840.
In Italia la lumaca è apprezzata in ogni regione ognuna delle quali ha una sua ricetta base per cucinarle (generalmente in umido o trifolate, con o senza pomodoro), al fine di ricavarne un buon sugo con cui accompagnare la polenta o il pane.
La lumaca più conosciuta ed apprezzata è la grande Helix pomatia. In specie nella sua varietà alpina, assai rinomata, che trova nei massicci calcarei delle Alpi e dell’Appennino l’ambiente ideale di vita e di sviluppo. Detta anche “vignaiola bianca” (in Francia gros blanc o escargot de Bourgogne), la pomatia ha carne bianca e raffinata ed è diffusa in tutta l’Europa centrale. In Italia è consumata soprattutto nelle regioni settentrionali. Nelle zone mediterranee, e nelle regioni italiane centro-meridionali (ma anche in Liguria), è molto popolare la più piccola Helix aspersa. Questa “chiocciola dei giardini” o “zigrinata” (“maruzza” nel trapanese, petit-gris per i francesi), è protagonista di molte sagre paesane e costituisce circa il 70% del patrimonio elicicolo dell’allevamento in Italia. L’Helix aperta o “cozza di terra”, di taglia medio-piccola, si trova in Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Il gusto della sua carne delicata è assai apprezzato, al punto che in Puglia in genere si mangia cruda o appena arrostita sulla brace.
In Sicilia c’è una vera e propria cultura dello loro piccole lumache che vengono suddivise in tre categorie: babbaluci: quelle piccole, bianche e già aperte; attuppateddi: (chiuse, otturate) sempre quelle bianche, ma in letargo con l’opercolo; crastuni: quelle grosse scure. A Palermo il giorno di Santa Rosalia (14 luglio), zuppiere di babbalùci alla palermitana vengono servite anche sulle bancarelle dei mercati.
In commercio le lumache si trovano vive oppure, in scatola o congelate, già pronte per essere cucinate. Poiché la produzione europea non è sufficiente per soddisfare un consumo di circa 100.000 tonnellate (peso vivo) di lumache per la sola Francia, molte vengono importate da allevamenti della Cina. In genere si tratta di razze europee, ma bisogna stare attenti a non farsi rifilare come lumaca la Achatina fulica, lumaca africana di grosse dimensioni, del tutto priva di pregio e di valore culinario.
In Italia si va diffondendo l’allevamento della lumaca (elicicoltura) ed a Cherasco (CN) ha sede anche l’Istituto Internazionale di Elicicoltura. L’allevamento italiano viene effettuato all’aperto nel modo più naturale possibile in modo che la lumaca di una certa zona conservi tutte le caratteristiche organolettiche della lumaca allo stato naturale. In Francia si preferisce l’allevamento in serra, indubbiamente più artificiale e con alcuni inconvenienti (ad esempio il guscio che rimane troppo sottile e difficilmente usabile).

La lumaca, per tradizione, viene cucinata secondo ricette alquanto robuste, il che l’hanno fatta considerare un cibo indigesto. Invece, se cucinata ammodo, deve essere considerata un cibo facilmente digeribile. Cento grammi di carne contengono 13 grammi di proteine e solo 1,7 grammi di grassi, il che significa solo 67 calorie; sono quindi adatte per una alimentazione ipocalorica, se si sa risparmiare sui grassi di cottura!

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La birra Tornado

I birrifici artigianali stanno andando alla grande. Ne stanno aprendo molti, un po’ in tutta Italia.
A Quero, provincia di Belluno, ha da poco inaugurato il nuovo stabilimento produttivo, e al contempo spaccio e punto di degustazione, l’omonimo birrificio.
Di questa inaugurazione scrive, nel suo ultimo numero del 26 aprile, il quindicinale Il Tornado, periodico dell’Editrice Pro Loco Fener.
Un motivo in più per scriverne, è il fatto che quel giornale ha “ispirato” il birrificio. Tra le oltre venti spine presenti al Birrificio di Quero vi è anche quella dedicata alla birra “Tornado”, “birra a bassa fermentazione aromatizzata al peperoncino habanero, che presenta colore chiaro, gusto pulito e profumo caldo e avvolgente”.
“Un ulteriore buon motivo per fare un salto al Birrificio di Quero, contraddistinto anche da un’ampia sala calda e accogliente, ideale per assaporare con la necessaria calma le tante specialità della casa” aggiunge l’articolo sul Tornado.

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Aumenti

“Se 8 anni vi sembran pochi”, così titola un articolo sull’ultimo numero de Il Tornado, quindicinale dei comuni di Alano di Piave, Quero Vas e Segusino. Per 8 anni, fino al 2016, il costo dell’abbonamento annuale, per ricevere i 18 numeri del giornale, 32 pagine tutte a colori, era stato bloccato a 20 €.
Dal 2017 sale a 25 €. Un piccolo sacrificio richiesto ai fedeli lettori, per mantenere l’equilibrio economico della testata.
A proposito: gli abbonati sono al momento 1240, e la speranza è di sforare il traguardo dei 1250 abbonamenti. Non male per una vallata, quella ove è diffuso il giornale, che come numero di abitanti, fra i tre comuni, non raggiunge le 8000 unità. Non c’è che dire: l’indice di penetrazione, inteso come numeri diffusi rispetto al numero di abitanti, è di tutto rispetto.

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