Corriere di Garfagnana: tante le novità dal numero di gennaio 2025

In un precedente post pubblicato lo scorso dicembre avevamo dato notizia di grosse novità per la storica testata, fondata nel 1881, senz’altro la più antica fra quelle che vedono una Pro Loco come editore.

Sabato 18 gennaio, nel salone della Rocca Ariostesca a Castelnuovo di Garfagnana, è avvenuta la presentazione ufficiale di queste novità da parte dell’editore, rappresentato dal presidente della Pro Loco di Castelnuovo Silvio Fioravanti. Hanno partecipato all’incontro il presidente dell’Unione Comuni Garfagnana, il sindaco di Castelnuovo,  molti sindaci degli altri Comuni garfagnini, autorità civili, culturali, militari e religiose, imprenditori e esponenti della vita economica e sociale. A tutti è stata consegnata copia del numero di gennaio del giornale (qui a fianco la prima pagina).

Ecco le principali novità:

  • il cambio di direttore responsabile; a Pier Luigi Raggi, che ha diretto il giornale dal 1992, subentra il professor Dino Magistrelli, iscritto all’albo dei giornalisti dal febbraio 1981 e con numerose esperienze nel campo della comunicazione e delle collaborazioni giornalistiche;  
  • la nuova veste grafica, elaborata dal coordinatore editoriale Alberto Cresti e dal presidente della Pro Loco Silvio Fioravanti;
  • l’aumento delle pagine da 16 a 20; con i nuovi spazi si possono meglio coprire le notizie in arrivo dai redattori presenti nei vari comuni garfagnini;
  • infine, con il numero di gennaio il giornale ritorna a essere gestito e amministrato direttamente dalla Pro Loco, che ha sede a Castelnuovo in Piazza delle Erbe e funge anche da ufficio turistico comunale.

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L’amatriciana a Caselle Torinese: una golosa tradizione

Torna, nella serata di sabato 8 febbraio 2025, con bis il giorno dopo domenica 9 febbraio per pranzo, l’appuntamento con l’amatriciana cucinata dalle sapienti mani di Claudio Nardocci, past president nazionale dell’UNPLI. Un goloso appuntamento, ospitato nelle sale della Pro Loco di Caselle Torinese. Un appuntamento che quest’anno è stato sdoppiato su due date, per riuscire ad accontentare le tantissime richieste.

Ma come e perché è nata questa manifestazione? E perché proprio a Caselle?

Per rispondere dobbiamo tornare indietro di qualche anno. Nel dicembre 2016 ci fu, a Roma, l’assemblea elettiva dell’UNPLI, per rinnovare le cariche associative. In quell’occasione ci fu il passaggio di consegne, nella carica di presidente nazionale, da Claudio Nardocci a Nino La Spina.
L’allora presidente della Pro Loco di Caselle Gianpiero Barra, presente a Roma per le votazioni, ebbe contatti con Nardocci. Quasi per scherzo, dato che si conosceva la passione di Nardocci per i fornelli, partì l’invito a venire a Caselle a cucinare quel piatto tipico della cucina laziale.
Così nacque la prima cena “amatriciana”, il 29 gennaio 2017, fatta nei locali della Pro Loco di via Madre Teresa di Calcutta per qualche decina di persone, le più vicine all’attività della Pro Loco.
L’anno successivo, dato che l’amatriciana cucinata da Nardocci era piaciuta a tutti, la cena venne ripetuta il 9 febbraio. Nello stesso anno, dal 12 al 14 aprile 2018, ci fu la prima partecipazione della Pro Loco di Caselle alla spettacolare Sagra del Carciofo Romanesco di Ladispoli, organizzata da quella Pro Loco di cui Nardocci era rimasto presidente.
Il 2 febbraio 2019 ci fu la prima “amatriciana” con Silvana Menicali alla presidenza Pro Loco e Nardocci si esibì  con una variante “fusion” della ricetta, preparando un ragù che univa, in un riuscito matrimonio, il guanciale romano con il salame di turgia. Il risultato fu sorprendente, nient’affatto blasfemo e soddisfece pienamente i 130 palati riuniti nel salone della Pro Loco casellese.
L’8 febbraio 2020 si tornò però alla ricetta classica, sempre con il pieno di presenze nel salone Pro Loco.
Poche settimane dopo, lo scoppio dell’emergenza pandemica, che impedì il ripetersi della manifestazione nel 2021 e 2022.
La cena “amatriciana” venne ripresa nei due anni successivi: l’11 febbraio 2023 con 188 partecipanti, il 3 febbraio 2024 si sfondò il muro delle 200 presenze. Un successo di partecipazione che ha indotto il Direttivo dell’associazione a programmare l’edizione 2025 sdoppiata sui due appuntamenti consecutivi della cena del sabato e del pranzo della domenica.
Un tour de force per cui ringraziamo sia la grande disponibilità dell’amico Claudio Nardocci, sia l’impegno dei volontari della Pro Loco che lo affiancheranno nel servizio.

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Compleanni “tondi”

E’ da poco iniziato il nuovo anno.

Grazie ai dati dell’anagrafica di GEPLI, possiamo citare i principali compleanni “tondi” che i nostri giornali potranno festeggiare in questo 2025.

Non possiamo che cominciare dal prestigioso traguardo dei 75 anni compiuti dal trimestrale L’Eugubino, edito dal 1950 dall’Associazione Maggio Eugubino Pro Loco di Gubbio.

A seguire, con 45 anni, il quindicinale Il Tornado, nato nel 1980 presso la Pro Loco di Fener (Belluno), ora passato come editore all’ASD Ponte Tegorzo.

Compie 40 anni invece  Città Viva, bimestrale della Pro Todi APS, in uscita dal 1985 nella cittadina umbra.

Giunge al traguardo dei 25 anni la testata Dimensione Pro Loco Fontanafredda pubblicato con cadenza trimestrale dall’omonima Pro Loco friulana.

Infine, compie 20 anni e dal 2005 arriva nelle case dei cittadini guadensi Il guado dell”antico mulino, rivista trimestrale edita dalla Pro Loco di San Pietro in Gu (Padova).

 

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Un nuovo corso

“Un nuovo corso”. Con questo titolo il direttore responsabile Pier Luigi Raggi preannuncia, sul numero di dicembre 2024 dello storico periodico Corriere di Garfagnana, la decisione di lasciare l’incarico.

“Con l’uscita del numero del prossimo gennaio il Corriere avrà un nuovo responsabile e una nuova gestione. Dopo 40 anni (quale migliore ricorrenza!) di collaborazione giornalistica, di cui 32 di direzione, di passione e dedizione, è giunto infatti il momento di passare il testimone”. …

“Sono grato a coloro, tanti, che mi hanno seguito in questi 32  anni con entusiasmo, con eguale passione e dedizione volontaristica, perché la nostra terra potesse continuare ad avere un proprio notiziario, e non posso dimenticare chi, negli ormai lontani anni 90′, si prodigò in un aiuto fondamentale per la rinascita del Corriere, quando detrattori improvvisati avrebbero volentieri atteso l’estinzione del periodico”.

Sul prossimo numero di gennaio 2025 si saprà chi l’editore Pro Loco di Castelnuovo avrà scelto come nuovo direttore responsabile.

 

 

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Giornali di comunità: una riflessione di Gianni Oliva

Ripreso dalla rubrica Piazze Amiche del numero di novembre 2024 del mensile Cose Nostre

Come senz’altro i nostri più affezionati lettori sanno, ogni anno a inizio primavera il nostro editore, la Pro Loco di Caselle T.se, fa confezionare un certo numero di copie rilegate con gli 11 numeri di Cose Nostre dell’annata che si è conclusa. Ne viene fuori un volume, acquistabile per una modica cifra a rimborso della spesa di rilegatura.  che consente una più agevole conservazione e consultazione. La raccolta negli anni di questi volumi viene a costituire la “memoria” condivisa della comunità casellese.

Analoga operazione – abbiamo scoperto – fa nei confronti dei suoi lettori il bimestrale Il Paese, presente, dal 1976, a Magliano Alfieri e poi in altri 6 comuni vicini del Roero. Le modalità sono un po’ diverse (copie anastatiche, anziché rilegate, e ristampate in un volume che raccoglie tre anni anziché uno solo), ma la finalità è la stessa: fissare la micro-storia di questi borghi in una collana di volumi grazie ai quali figli e nipoti potranno conoscere gli avvenimenti vissuti da genitori e nonni.

Venerdì 13 settembre scorso a Magliano Alfieri è stato presentato alla comunità il 12° volume delle ristampe. Ogni volume ha una prefazione scritta da personaggi di spicco del territorio (citiamo qualche nome degli ultimi volumi: Carlin Petrini, Aldo Cazzullo, Oscar Farinetti). La prefazione del 12° volume, che copre le annate 2009-10-11, è stata affidata allo storico Gianni Oliva. Con il permesso dell’editore, che ringraziamo, qui di seguito riportiamo il testo integrale della prefazione scritta da Gianni Oliva.

Giornali di comunità: una riflessione di Gianni Oliva

“Dove finisce la memoria in questa società fondata sulla rincorsa del futuro, dove si parla molto di ciò che si farà, poco di quello che si sta facendo e quasi nulla di ciò che si è fatto?”                

Scampoli di vita locale: lo smottamento di via Moisa a Magliano, le elezioni comunali del giugno 2009, la nuova dirigente dell’Istituto comprensivo di Govone, il ricordo del panettiere-contadino Flavio. Una pagina dopo l’altra, “Il Paese” restituisce la fotografia di una comunità profondamente radicata nel territorio. Sullo sfondo, ci sono il Tanaro e le colline del Roero, con la loro ruralità, le loro vigne, le loro tradizioni: in primo piano, le “piccole-grandi” storie di ogni giorno, i sette borghi della sinistra-Tanaro roerina (Magliano Alfieri, Castagnito, Castellinaldo d’Alba, Govone, Guarene, Priocca, Vezza d’Alba) che vivono il presente tra eventi, progetti, pensieri. Nessuna suggestione politica e nessuna tentazione ideologica: solo pagine di notizie, raccolte e verificate con pazienza e passione, proposte attraverso una grafica vivace che invoglia alla lettura.

Un’iniziativa editoriale basata sul volontariato, capace di attraversare il tempo e giungere a quasi mezzo secolo di pubblicazioni ininterrotte, qualifica da sé la serietà di chi la promuove. Ma c’è un elemento in più che merita sottolineare: la ristampa anastatica di tre annate che hanno raggiunto l’”invecchiamento” di oltre dieci anni e la loro raccolta in un volume (in questo caso, il dodicesimo, con le annate 2009-10-11) è un messaggio che travalica i confini della cronaca. I giornali, si sa, si leggono e si gettano: spesso non sono neppure scritti con cura perché, come diceva Ernest Hemingway, “non vale la pena cercare la bella forma per articoli che durano lo spazio di un giorno”. Per i periodici vale la medesima regola, anche se restano nelle case un po’ più a lungo. Dove finisce, allora, la memoria di ciò che accade? A maggior ragione, dove finisce la memoria in questa società fondata sulla rincorsa del futuro, dove si pala molto di ciò che si farà, poco di quello che si sta facendo e quasi nulla di ciò che si è fatto?

Il passato, soprattutto quello di una comunità locale, viene relegato nella sfera del “ricordo”, ma il ricordo (la cui radice tematica è “cor, cordis”, cuore) rinvia ad una esperienza emozionale, che coinvolge gli affetti individuali e non diventa mai rielaborazione. “Memoria” è invece un’operazione razionale, attraverso la quale i fatti avvenuti vengono organizzati, interpretati, analizzati. Come cittadino di Magliano o di Vezza o di Guarene posso “ricordare” la confusione di sassi e fanghiglia di una frana o la festa per l’arrivo di un nuovo parroco, perché mi hanno “colpito” nel momento in cui sono accaduti: ma il contesto socio-culturale in cui si è sviluppato il Roero in questi cinquant’anni, i percorsi attraverso cui i “paesi” (nell’accezione “pavesiana” del termine) hanno difeso la propria identità culturale, le trasformazioni urbanistiche-produttive-amministrative che hanno accompagnato lo sviluppo economico, i dibattiti (talvolta le tensioni) all’interno delle comunità, tutto questo può essere consegnato solo alla “memoria”.

Le pagine de “Il Paese” sono la base documentaria della “memoria”: e la loro riproposizione ogni tre o quattro anni in un volume anastatico è lo strumento della conservazione. I volumi non sono rivolti a storici locali interessati a ricostruire qualche aspetto specifico (per loro basterebbero le annate conservate nelle Biblioteche): sono rivolti ai cittadini, a quelli che ogni due mesi ricevono e leggono “Il Paese” senza conservarlo, ma che in questo modo possono “sfogliare il loro passato”, riandare a momenti dimenticati, riflettere, capire meglio ciò che è accaduto dopo e ciò che capita oggi.

Si tratta di un percorso di consapevolezze, alle quali ognuno di noi deve contribuire con il proprio sforzo intellettuale: se vogliamo che i “paesi” siano vivi (e non luoghi isolati dove si va a dormire o a passare il fine settimana) dobbiamo aver coscienza delle loro radici e delle loro dinamiche. “Il Paese” ci aiuta a farlo da 48 anni con la cronaca: i volumi anastatici ci aiutano con la memoria.

GIANNI OLIVA

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